Dai dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' risulta che l'8% dei bambini ha un disturbo psichico, ma alcuni specialisti parlano anche del 20%. Le cause piu' frequenti di molti di questi disturbi sono da collegarsi ad abusi, maltrattamenti, separazioni, conflitti familiari, conseguenze di affidi ed adozioni, problemi scolastici, bullismo, modelli devianti, carenze nello stile di allevamento e nell'educazione infantile, cioe' difficolta' socio- familiari piuttosto che vere patologie. Lo sostiene Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell'Universita' di Roma, secondo la quale "bisogna evitare che il bambino si convinca che c'e' qualcosa di sbagliato in lui, quando, invece, c'e' un ambiente che non sa accoglierlo, tensioni e stress che si oppongono ai ritmi della sua crescita spensierata". La psicologa ritiene, quindi, necessario, prima di mettere il bambino in terapia, valutare se l'intervento piu' opportuno non sia, invece, quello di un counselling rivolto ai genitori (o agli insegnanti) per comprenderne meglio le esigenze e individuare modi di relazione piu' efficaci nella famiglia, a scuola, nel gruppo. La scarsa conoscenza che, a volte, gli adulti hanno della psicologia infantile e delle tappe dello sviluppo sono la causa di molte problematiche infantili e ha molto spesso come conseguenza, quando insorge qualche difficolta', il ricorso allo psicoterapeuta cui affidare il proprio figlio. Genitori ed insegnanti, sentendosi incapaci di risolvere i disagi infantili, abdicano cosi' dal loro ruolo di educatori, mentre e' proprio con loro che i bambini vivono ed entrano in relazione e hanno bisogno di credere nella capacita' che gli adulti hanno di aiutarli. Occorre, quindi, secondo la psicologa, prevenire la "deresponsabilizzazione" degli adulti nei confronti dei disagi infantili, promuovendo una maggiore conoscenza e una visione adeguata del mondo dell'infanzia. |
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