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Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico: E’ possibile portare un bullo a diventare un leader positivo? 02 dic. 10

Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico
Azienda Ospedaliera di rilievo nazionale
MILANO

E’ possibile portare un bullo a diventare un leader positivo?

Questo il punto di partenza del convegno del prossimo 02 dicembre voluto e organizzato dalla Provincia di
Milano e dall’Ospedale Fatebenefratelli, dove medici, educatori, pedagogisti, forze dell’ordine e istituzioni si
confronteranno per trovare reali soluzioni alle “ferite” del bullismo

Milano, 01 dicembre 2010 – Oggi il bullismo è un fenomeno sociologico, familiare e sanitario, ed è per questo che la
Provincia di Milano in collaborazione con l’Ospedale Fatebenefratelli, la Commissione Nazionale per la Prevenzione del Disagio e del Bulllismo e altre istituzioni nazionali e territoriali, hanno deciso di promuovere l’incontro “Da bullo a leader positivo” che affronti problematiche e dia risposte a questa moderna piaga.
L’evento si terrà giovedì 02 dicembre a Palazzo Cusani, via Brera 7 a Milano, dalle ore 18:30 alle ore 20:00.
Al convegno, che si pone l’obiettivo di esser un momento di lavoro multi professionale tra i vari mondi e attori toccati dal fenomeno del bullismo, interverranno Guidi Podestà –Presidente Provincia di Milnao–, Luigi Corradini –Direttore Generale A. O. Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano–, Camillo De Milato –Generale di Brigata Comandante Militare Esercito Lombardia–, che ospita l’evento, Luca Bernardo –Direttore Dipartimento Materno-Infantile A. O. Fatebenefratelli e Oftalmico Milano e Presidente Commissione Nazionale per la Prevenzione del Disagio e del Bulllismo– e altre importanti figure istituzionali.

Per “bullismo” non si intendono occasionali azioni negative fatte per scherzo, ma una sequenza di azioni caratterizzate
da intenzionalità (desiderio di ferire) di oppressione nella vittima.

L’aggressione può essere perpetrata con modalità differenti, fisiche o verbali di tipo diretto, o con modalità di tipo psicologico e indiretto, quali la stigmatizzazione e l’esclusione dal gruppo dei pari.
Le ricerche dimostrano che l’aver subito episodi di bullismo rappresenta un evento di vita stressante che può influenzare significativamente lo sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza e condizionare negativamente la salute mentale anche in età adulta.

I dati CENSIS del 2008 dimostrano che non si tratta solo di un allarme mediatico, ma di un fenomeno concreto con una
diffusione preoccupante.

Gli studi riportano che il bullismo è presente nel 49,9% delle classi italiane.

E’ noto che le conseguenze del bullismo sulla vittima non sono solo quelle immediate, derivanti dalle aggressioni fisiche subite, ma comprendono anche alterazioni dell’equilibrio psicofisico che possono diventare croniche e irreversibili, anche al venir meno della condotta persecutoria che le ha determinate e che sono potenzialmente di estrema gravità e di significativo impatto non solo a livello individuale, ma anche sociale e sul sistema sanitario per l’aggravio di costi che ne
derivano.

«Noi tutti dobbiamo dare una risposta concreta, approfondita e professionale a questo problema, e affrontare un fenomeno che va fermato, sottolinea Luca Bernardo –Direttore Dipartimento Materno-Infantile A. O. Fatebenefratelli e Oftalmico Milano e Presidente Commissione Nazionale per la Prevenzione del Disagio e del Bulllismo–.

«Per questo ritengo fondamentale un progetto di integrazione funzionale tra la scuola, che ha il compito di formare, i medici, che hanno la responsabilità di curare, le forze dell’ordine e la magistratura, che devono osservare, legiferare e imporre rispetto e le famiglie, che hanno il compito di educare e confrontarsi».

Da qui l’idea del convegno “Da bullo a leader positivo”: una vera e propria tavola rotonda dove si confrontano esperti, tecnici e istituzioni; un evento pensato per trovare reali soluzioni alle ferite del bullismo e incontrare più “attori” possibili vista la veste itinerante.
«Solo attraverso la condivisione di esperienze forti e la possibilità di mettersi in gioco, i ragazzi possono crescere in modo responsabile perché messi nelle condizioni di non farsi dominare dall’impeto emotivo, tipico dell’adolescenza – ha dichiarato il presidente Podestà -. È per favorire questo tipo di educazione che la Provincia di Milano ha avviato molte iniziative di formazione nelle scuole volte a rafforzare l’autostima dei singoli ragazzi e a creare dinamiche di gruppo positive capaci di trasformare il potenziale bullo in persona sensibile».

Le vittime del bullismo possono presentare conseguenze sul piano sociale (insicurezza, scarsa autostima, scarsa
motivazione all’autonomia, dipendenza dall’adulto, ritiro sociale), una significativa compromissione del funzionamento
scolastico (disturbi di apprendimento e cali di rendimento, determinati da difficoltà di concentrazione, ridotta motivazione e disinvestimento nei processi di apprendimento) e anche disturbi psichiatrici (disturbi d’ansia, disturbi dell’umore con aumentato rischio di suicidio). Risulta, quindi, di fondamentale importanza attuare programmi di prevenzione e di intervento sulle vittime e le loro famiglie, specifici e mirati, finalizzati alla promozione dell’autostima e delle competenze
relazionali e sociali.

È ormai assodato che il fenomeno bullismo – pur rimanendo significativamente ancora appannaggio dei maschi –
riguardi un numero sempre più crescente di femmine nel ruolo di prevaricatrici, così come si assiste a un progressivo abbassamento del livello d’età degli attori del bullismo fino ad arrivare a episodi che si consumano tra i banchi della scuola materna.

Il bullismo al femminile è ormai una realtà nota, in costante crescita, come confermano le statistiche che riportano che tra gli adolescenti un bullo su sei è femmina.
Quello femminile è un bullismo sottile, subdolo, intellettualizzato.

Il motivo per cui il "bullismo femminile" viene poco considerato è che è molto meno vistoso rispetto a quello maschile, ma proprio per questo molto più subdolo.
Il popolo femminile pratica il cosiddetto bullismo psicologico. Si tratta di un’aggressività indiretta, il più delle volte non fisica, ma sottile e dolorosa.

Solitamente le bulle, così come nel fenomeno del bullismo maschile, non agiscono da sole, ma molto spesso si
organizzano in veri e propri “branchi” dove i ruoli sono ben definiti.

In molti casi si tratta di una o più ragazzine che si atteggiano a femmine dominanti e hanno nel mirino una sola vittima e mettono in atto nei confronti dell' "esclusa" un vero e proprio comportamento persecutorio fatto di pettegolezzi e falsità infondate.

Queste modalità più indirette, come mettere in giro voci false sul conto di qualcuno, escludere dal gruppo, calunniare, comandare a bacchetta, ricattare e ignorare, infieriscono sull’aspetto emotivo della vittima, colpendola di nascosto e creando intorno a lei il vuoto.
Essendo così subdola e invisibile, questo tipo di prepotenza è difficilmente riconoscibile anche per gli adulti, che spesso tendono ad attribuire l’emarginazione sociale a difficoltà relazionali e alla timidezza della ragazza vittima. Per la vittima diventa quindi difficile chiedere aiuto.

Questo tipo di bullismo psicologico distrugge lentamente la rete sociale di sostegno e di appartenenza della vittima
creando intorno a lei la solitudine.
Essere rifiutate dal gruppo rappresenta una non conferma del proprio valore e per questo motivo spesso scatta un
processo di autodenigrazione in cui la vittima cerca dentro di sé le colpe di questo rifiuto tentando in tutti i modi di
rientrare nel gruppo. L’effetto delle calunnie e delle prese in giro è quello di destabilizzare la vittima che finisce per perdere la stima in se stessa ed auto emarginarsi.

Ne consegue un danneggiamento nell’immagine di sé e nell’approccio con gli altri, aspetti fondamentali per la
costruzione della sua personalità.

Una nuova forma di bullismo sempre più diffusa è il Bullismo elettronico, con molte analogie soprattutto con le forme di bullismo indiretto.
Il termine inglese "Cyber bullying" ("bullismo elettronico" o "bullismo in internet") indica l'utilizzo di informazioni
elettroniche e dispositivi di comunicazione come ad esempio la posta elettronica, la messaggistica istantanea, i blog, i
messaggi di testo quali SMS, i telefoni cellulari, MMS ecc. o l'uso di siti web con contenuti diffamatori, per effettuare azioni di bullismo, o molestare in qualche modo una persona o un gruppo, attraverso attacchi personali o con altre modalità; può anche costituire un crimine informatico.

I dati EURISPES 2009 segnalano che tra gli adolescenti emerge una percentuale maggiore, rispetto al dato del 2008, di coloro che dichiarano di essere stati protagonisti, sia nel ruolo di “vittima” che di “carnefice”, in episodi di cyberbullismo.

In particolare, la percentuale degli adolescenti che dichiarano di aver “ricevuto messaggi, foto o video offensivi o minacciosi”, qualche volta/spesso, aumenta dal 3% del 2008, al 5,6% del 2009.

Le dinamiche che sono alla base del bullismo trovano nello spazio virtuale il palcoscenico. Il Cyberbullismo consente al bullo di “diventare un eroe multimediale”. La spettacolarizzazione e la circolazione massima
sono assicurate. La vittima, non rimane vittima una sola volta, ma diventa la vittima catturata dall’infinito spazio virtuale; e l’immagine (fotografia, film, ecc.) che riprende la violenza subita (verbale, fisica) viene immortalata e resa intangibile
nello spazio virtuale.

Se il bullo diventa “bullo globale” anche la vittima diventa “vittima globale”; ciò comporta che il suo disagio e malessere aumentino in modo esponenziale: il silenzio, l’esclusione, il senso di impotenza, la mortificazione, la vergogna, il timore del giudizio degli altri, che connota ogni vittima di bullismo, diventano spesso insostenibili quando si è alla mercé di un atto di cyberbulling.

Gli effetti e le conseguenze si potenziano quando si tratta di Cyberbullismo.
E’ importante osservare e lavorare il prima possibile sui comportamenti aggressivi e di prevaricazione presenti tra i
ragazzi, perché la violenza è un’abitudine molto difficile da destrutturare quando si organizza in maniera forte.
Diventa quindi imprescindibile intervenire anche con incontri formativi e di prevenzione nelle scuole, per evitare che l’aggressività e il bullismo diventino le modalità relazionali prevalenti, impedendo ai ragazzi di sviluppare tutte quelle competenze sociali, quali empatia, comunicazione assertiva, tolleranza e rispetto, che servono per imparare a relazionarsi con i propri pari da “leader positivo” e non da bullo.

Un ringraziamento particolare deve essere diretto a Camillo De Milato –Generale di Brigata Comandante Militare
Esercito Lombardia– che oltre a ospitare questo importante evento mostra quanto “una divisa” sia attenta ai problemi
sociali legati ai giovani. Infatti, assieme all’Istituto Scolastico Regionale e agli Ufficiali in Congedo-UNUCI, ha
efficacemente operato nel corso degli ultimi anni attraverso il progetto “Allenati alla Vita” dedicato alle scuole.

Per ulteriori informazioni:
ap&b A. O. Fatebenfratelli e Oftalmico Milano - Dipartimento Materno-Infantile
Massimo Marelli Coppola Dott. Luca Bernardo
Telefono 02.58304100 Telefono 02 63632903
Email massimo.marelli coppola@apebmilano.it
Email dipartimento.maternoinfantile@fbf.milano.it
 
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