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Pedana Baropodometrica

Lo studio delle correlazioni tra occlusione delle arcate dentarie (mascellare superiore e mandibola), e postura del corpo, rappresenta l’aspetto più avanzato della ricerca in una branca odontoiatrica denominata GNATOLOGIA.
Di solito la gente si accorge di avere una mandibola solo quando –in seguito ad uno sbadiglio troppo ampio o per un boccone “abbondante” - questa articolazione fa improvvisamente crac: tutta la bocca allora fa male e può riuscire difficile, in occasioni di questo genere, perfino riuscire a chiuderla.
Ma da qualche anno la mandibola (tecnicamente si chiama ATM, Articolazione Temporo-Mandibolare, e rappresenta uno “snodo” fisiologico in piena regola, con tanto di capsula e menisco come quelli del ginocchio) ha finito di essere una parte secondaria e periferica di tutto il sistema scheletrico, tant'e’ che i Medici di tutto il mondo, o almeno i più preparati tra loro, vi dedicano un’attenzione crescente.
E’ stato scoperto –p. es.- che se c’è un “blocco” della mandibola, o un suo iniziale irrigidimento, si determina una torsione delle prime vertebre della colonna, un fatto che può provocare a sua volta, com’è facilmente comprensibile, forti dolori, capogiri e gravi difficoltà di movimento.
Lo studio di queste a moltissime altre problematiche con risvolti sempre più importanti sulla salute di ognuno di noi potrebbe essere definita kinesiologia odontoiatrica, cioè la scienza delle connessioni che uniscono il sistema muscolo-scheletrico da un lato (con tutti i dolori e le menomazioni dai quali può essere colpito), e il complesso denti-lingua-mandibola dall’altro: o -come si dice tecnicamente- l’apparato stomatognatico.
Uno degli errori che -per lungo tempo- è stato fatto dai Dentisti è stato quello di concentrare tutta l’attenzione sulle singole strutture della bocca. Quella che bisogna prendere in considerazione è invece tutta la bocca, in primo luogo la capacità di una corretta occlusione dentale.
Ogni giorno –p. es.- si deglutisce ogni 2-3 minuti, cioè circa 2.000 volte nell’arco delle 24 ore: ebbene, anche quell’atto apparentemente misterioso e insignificante (serve a mandare giù la saliva, ma nessuno finora l’ha motivato esaurientemente) potrebbe essere all’origine di molti problemi.
Questo perché ad ogni deglutizione i denti dell’arcata superiore dovrebbero combaciare perfettamente con quelli dell’arcata inferiore: basta farlo volontariamente una volta sola per capirlo. Ma se questo non avviene, magari per un difetto congenito oppure per una otturazione che sporge anche di un solo millimetro, ad ogni deglutizione si spezza il delicato equilibrio che esiste tra i 4 muscoli dell’articolazione mandibolare:
• il temporale,
• il massetere e
• gli pterigoidei.
Questo fatto costituisce a sua volta l’inizio di un impercettibile -ma reale- stress muscolare che non può non ripercuotersi sui muscoli del collo, sulle vertebre cervicali e in punti lontani, ma molto precisi, di tutto il corpo. E per 2000 volte al giorno!
Migliaia di osservazioni cliniche eseguite a partire dal 1977, e non soltanto in Italia, hanno potuto dimostrare che molte forme di:
• mal di testa,
• nevralgie,
• torcicollo,
• dolori cervicali definiti sbrigativamente come artrosi cervicale,
• vertigini,
• nausea,
• dolori al dorso,
• sciatalgie o di lombo-sciatalgie
sono in stretta connessione con una bocca che non chiude bene.

Anche per molti casi di:
• mal di stomaco o
• dolori mestruali o
• amenorrea secondaria
si può dire la stessa cosa, ma neppure questo fatto deve stupire.
Dalla colonna vertebrale infatti passano non solo le terminazioni che mettono in movimento i muscoli volontari degli arti ma anche quelle che innervano gli organi interni, e se per qualsiasi ragione -e magari a partire dal sistema denti-lingua-mandibola- un nervo si irrita, le conseguenze negative possono essere moltissime e di diverso tipo.

In definitiva possono occorrere varie situazioni:
• una “protusione” (chiusura dentale spostata in avanti) o
• una “retrusione” (chiusura dentale spostata indietro) o
• un dente (frequentemente si tratta di un molare) o
• un’otturazione sporgente o
• una protesi sporgente o
• la lingua che, per chiudere il buco di un dente che non c’è più, finisce con l’assumere una posizione innaturale,
possono essere all’origine di uno di quegli eventi tormentosi e ricorrenti, un dolore persistente da cui sembra impossibile liberarsi.
Padre fondatore di questa scienza e precursore degli studi ad essa correlati è il dottor Jean Piene Meersseman, belga, laureato in chiropratica al Palmer College of Chiropratic di Davenport (USA), la più celebre struttura mondiale in questo campo.


Il “teorema Meersseman”

«Patisci di dolori e di irrigidimenti articolari? O hai un muscolo che ti fa soffrire e che non vuole saperne di obbedirti? Attenzione, forse nella tua bocca c’è qualcosa che non va...».
Questo è il teorema di Meersseman, un’ipotesi diagnostica e curativa ancora troppo recente per non destare sorpresa, ma che per un numero rilevante di persone si è già tradotta in un benessere rapido e duraturo.
La seconda osservazione che nella teoria di Meersseman appare come fondamentale è che ogni volta, caso per caso, è assolutamente necessario stabilire se il sintomo lamentato è:

• “discendente”, cioè va dalla bocca in giù, o
• “ascendente”, cioè parte da lontano per coinvolgere poi anche i denti e la bocca.

«Bisogna saper bene qual’è il filo che occorre tirare per primo per venire a capo di un problema posturale. In caso contrario si rischia addirittura di fare peggio».
Ma quante sono le persone che hanno disturbi di questo tipo? Chi di noi può riconoscersi in quello che abbiamo chiamato il “teorema di Meersseman?”.
Più della metà dei pazienti che vanno da qualsiasi Kinesiologo per i problemi più svariati:
• radicoliti e formicolii,
• dolori al capo e cervicali,
• dolori lombari,
• sciatiche e problemi muscolari di tutti i tipi
sono in realtà coinvolti in questo circuito patologico che collega una malocclusione dentale, o comunque un disturbo in bocca, al sintomo lamentato.


La pedana baropodometrica

Purtroppo, accanto ad una valutazione clinica, indispensabile e determinante, sono pochi gli esami strumentali che possono aiutare nella pratica clinica.
Uno di questi strumenti è la Pedana Baropodometrica la quale, analizzando il comportamento del baricentro dell’asse corporeo e dell’ appoggio dei piedi, rappresenta lo strumento ideale per lo studio della postura corporea.
Tuttavia in un sistema complesso come il corpo umano, per valutare l’importanza dei singoli apparati, occorre attivarli singolarmente, eseguendo -in serie- diverse prove su pedana, analizzando e paragonando tra loro i singoli risultati, integrando i risultati si otterra’ una diagnosi precisa, il primo –importantissimo- passo verso la soluzione del problema, discendente o ascendente che sia.
Dunque per valutare l’influenza dell’occlusione sul sistema posturale occorre eseguire un esame completo -clinico e strumentale- al fine di controllare attentamente tutte le singole informazioni (input) che provengono dal sistema posturale.

Lavorare in bocca tenendo d’occhio la schiena o gli arti, significa naturalmente fare il Dentista in modo diverso da quello tradizionale. Bisogna studiare molte cose nuove, ma poi tutto funziona come un orologio.


Le più coinvolte sono le donne e i bambini

Le persone che più delle altre denunciano una compromissione del sistema denti-lingua-mandibola nei disturbi dell’apparato locomotore sono certamente le donne, seguite dai bambini.

Le donne hanno una soglia di sopportazione più bassa di fronte a certe alterazioni: (soprattutto all’approssimarsi della menopausa e subito dopo) quando il loro equilibrio biochimico -ma anche psicologico- si fa più fragile, quindi anche un piccolo problema stomatognatico può generare una situazione di grave sofferenza.

In uno studio -estremamente vasto- effettuato durante tutto il 1998 nelle scuole del Comune di Fiumicino, abbiamo avuto la possibilità di osservare circa 9.000 bambini di età compresa tra i 6 ed i 14 anni:
- moltissimi di questi presentavano una errata postura del corpo,
- circa il 30 % manifestavano sintomi di qualche tipo,
- la grandissima maggioranza di questi ultimi avevano nello stesso tempo problemi ortodontici.

Attualmente ci sono molti più bambini –rispetto al passato- che soffrono di mal di testa ricorrenti o di mal di schiena: l’influenza delle cure ortodontiche in queste patologie e' stata piu’ volte dimostrata.
Una terapia corretta può rimettere a posto un disturbo della colonna in poche settimane.
Al contrario, una cattiva terapia può aggravarlo o anche provocarlo.

Su questo versante siamo ormai a un momento cruciale: non si possono “allineare” i denti di un bambino soltanto per una preoccupazione di tipo estetico: è tempo che chi si occupa di Ortodonzia conosca con chiarezza i legami che esistenti fra:
• corretta posizione della dentatura
• I’equilibrio o
• le prestazioni dell’apparato locomotore.


La Kinesiologia e gli Sportivi

Ottimi risultati si possono ottenere infine sugli sportivi.
Non solo quelli della domenica, che per la loro attività fisica, più o meno intensa, debbono -in ogni caso- essere “supportati” da un apparato scheletrico e muscolare in buona efficienza, ma anche gli atleti professionisti, quelli che sono impegnati in attività agonistiche svolte ai massimi livelli.
Non è un segreto per nessuno, per esempio, che campioni di valore assoluto come i cestisti Bob Mc Adoo, Marzorati e Riva oppure il calciatore Pier Paolo Virdis sono stati curati con la Kinesiologia Applicata, ottenendo ottimi risultati, e che recentemente anche qualche “azzurrino” del calcio seguito da Marco Tardelli è passato attraverso questa disciplina.
Tutti sanno, anche, che campioni e campionesse dello sci sono riusciti a riprendere gli allenamenti -e a gareggiare- soltanto perché -seguendo le indicazioni di Meersseman- un Dentista Kinesiologo esperto ha limato di qualche decimo di millimetro un canino sporgente, o ha sistemato con la medesima accuratezza una protesi imperfetta, raggiungendo una perfetta occlusione l’atleta ha ritrovato anche quel tono muscolare che sembrava perduto.
Il fatto che i campioni dello sport si giovino più di altri di un buon intervento di Kinesiologia Odontoiatrica è del resto perfettamente comprensibile: il loro organismo è come una vettura da Formula Uno: ogni più piccola imperfezione della bocca può essere risentita negativamente a livello muscolare e di postura.


La diagnosi

Il processo diagnostico-clinico che porta da una situazione di sofferenza e di menomazione ad uno stato di benessere, è –teoricamente- semplice e lineare.
Non si tratta di chissà quale intuito clinico o di straordinaria abilità manuale: è sufficiente percorrere con grande rigore metodi di diagnosi e di cura che sono ormai standardizzati e che si sono da anni dimostrati in grado sia di identificare con precisione il problema, sia di intervenire efficacemente per correggerlo.
Il primo approccio clinico (di quella categoria di Odontoiatri che potrebbero essere definiti i Dentisti del Movimento) è di sottoporre i loro pazienti all’esame - conosciuto in tutto il mondo- del test di Meersseman.
Il paziente, uomo o donna, bambino o adulto, viene invitato a compiere una serie di gesti elementari -camminare, girare la testa, deglutire- tenendo tra i denti uno o più “spessori” che ne modificano la normale occlusione.
«E’ come far finta di vivere, con una bocca diversa dalla propria: e tutto questo dà la possibilità di stabilire -con buona approssimazione- se il disturbo del paziente è “discendente” o “ascendente”, se si deve incominciare la cura della bocca, insomma, oppure no».
Se il difetto è:
• “discendente”, il secondo passo è evidentemente quello di chiarire con assoluta precisione dove sta il problema: nell’arcata superiore o in quella inferiore? A destra o a sinistra, e su quale dente? Si mettono allora in atto dei test differenziali, anch’essi rigidamente standardizzati, che sono fondati principalmente sulla risposta muscolare: alcuni di questi test, quelli definiti “di localizzazione diagnostica”, sono assolutamente sorprendenti per la loro sensibilità e precisione.
• “ascendente”, in questo caso si renderanno necessari approfondimenti di indagine a carico delle strutture di sostegno (per evidenziare l’eventuale presenza di alterazioni organiche della colonna, p. es. dismetrie degli arti) tali da permetterci di identificare la localizzazione della causa primaria.

«Ma tutto questo avviene senza guardare direttamente nella bocca del paziente e senza fare una radiografia. L’osservazione diretta e la radiografia, come pure l’esame su pedana baropodometrica, naturalmente, verranno dopo, alla doverosa ricerca di una conferma ulteriore: ma si può dire che chi è veramente esperto in Kinesiologia Odontoiatrica è in grado di individuare tutti i difetti presenti nella bocca, di localizzarli con esattezza soltanto da un’accurata osservazione del tono muscolare e dalla postura».


La cura

La cura può essere breve o brevissima (pochi minuti) se il difetto da correggere è limitato: per esempio una otturazione “sporgente”, che non permette una chiusura fisiologica dei denti.
Ma può essere anche lunga e complessa se il problema è complicato.
In questi casi si passa molte volte attraverso un intervento provvisorio, anche per convincere meglio il paziente che la sua cefalea (o il mal di schiena o il formicolio a una mano) dipende proprio dalla bocca. Molte volte tuttavia la guarigione è rapida o addirittura rapidissima. I denti chiudono bene, la lingua si muove come deve, l’ articolazione mandibolare ricomincia a scorrere e il dolore scompare...
Eppure non c’è nulla di miracoloso: è semplicemente l’effetto di diagnosi e cure ben fatte.

«Da una parte», afferma Jean Pierre Meersseman, «si potrebbe affermare con i cinesi antichi che nella bocca di ogni uomo - e non soltanto sull’orecchio o sotto la pianta del piede- e’ scritta la salute di tutto il corpo: e che è inevitabile, dunque, che se quella parte funziona come deve tutto il corpo ne tragga beneficio e torni a posto. D’altra parte, però, io credo che siamo di fronte a qualcosa di più profondo e delicato...».
Cioè?
«Ritengo che l’Arte Medica che io esercito abbia più gli occhi di Einstein che quelli di Newton. Newton pensava al corpo come a una macchina perfetta, ma l’organismo umano è anche chimica e sentimenti, difese immunitarie ed emozioni che sono in qualche modo connessi tra loro e profondamente uniti. A volte non è sufficiente una parola, una parola sola per ridare la salute ed il benessere?». Questo non è “un altro discorso”, questa è la cornice umana e culturale necessaria a certe intuizioni e a certi risultati: è la dimostrazione, se mai ve ne fosse bisogno, che la curiosità per capire e la volontà di guarire vengono, da lontano. Da molto lontano».
 
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